IL PASSATO SELVAGGIO DE LA ISLA DE LOBOS

Conosci il passato selvaggio de la Isla de Lobos?

Il nome Isla de Lobos non ha nulla a che vedere con i lupi terrestri.

In realtà, fa riferimento ai “lobos marinos”, ovvero le foche monache del Mediterraneo, che un tempo abitavano le coste dell’isola selvaggia.

LA COLONIA DI FOCHE SULL’ ISOLA

Fino al XVIII secolo, le foche monache erano molto comuni sulle coste delle Isole Canarie, in particolare nei luoghi più remoti e inaccessibili come Lobos, La Graciosa e alcune scogliere di Lanzarote e Fuerteventura.

Si trattativa di colonne stabili che trovavano sull’isola un ambiente perfetto: acque calme, coste rocciose e assenza di predatori o presenza umana. L’isola era disabitata, e offriva riparo sia per il riposo che per la riproduzione.

Con l’arrivo dei coloni europei e lo sviluppo dell’attività marittima tra il XV e il XVIII secolo, la presenza delle foche venne vista non come una ricchezza naturale da proteggere, ma come una risorsa da sfruttare.

Le foche venivano cacciate principalmente per:

  • Grasso (per produrre olio da illuminazione)
  • Pelle (per abbigliamento e attrezzi)
  • Carne (consumata localmente dai pescatori)
  • Concorrenza alla pesca: i pescatori locali le vedevano come “ladre di pesce”, e questo giustificava ulteriori uccisioni.

La caccia non era regolamentata e avveniva con metodi cruenti e distruttivi, spesso massacrando intere colonie nelle grotte dove le foche si rifugiavano per partorire.

LA SILENZIOSA SCOMPARSA

Già nel XIX secolo, le foche monache erano scomparse quasi del tutto dalle Canarie.

Le ultime segnalazioni certe risalgono alla fine dell’800 e agli inizi del ‘900.

Sull’Isla de Lobos, una delle colonie più grandi dell’arcipelago, la scomparsa fu particolarmente rapida e non venne documentata con attenzione: l’interesse scientifico arrivò solo quando ormai era troppo tardi.

PROGETTI DI REINTRODUZIONE

Negli ultimi decenni si è parlato di progetti di reintroduzione della foca monaca nelle Isole Canarie, soprattutto in zone protette come Isla de Lobos e La Graciosa.

Tuttavia, i progetti sono rimasti sulla carta per vari motivi:

  • l’isola oggi riceve centinaia di visitatori al giorno → troppo disturbo per una specie molto sensibile
  • le foche necessitano di grotte o cale isolate per partorire
  • la pesca costiera è ancora intensa e potrebbe creare conflitti come in passato
  • le colonie attuali (come quella della Mauritania) sono monitorate con fatica, quindi esportare individui sarebbe rischioso

Parlare delle foche dell’Isla de Lobos non è solo una curiosità storica.

È un invito a riflettere sull’impatto umano sull’ambiente e a considerare che ogni scelta – turistica, economica, culturale – ha un effetto sugli equilibri naturali.

Oggi l’isola è protetta, visitabile solo con permesso, e questo è già un passo verso una maggiore consapevolezza ambientale.

Se vuoi sapere come organizzare la visita sull’ Isola trovi le informazione qui.